Il Filo Invisibile tra Storia e Futuro: la Sezione di Treviso si racconta
Autore: Angelo Tasca
Fotografie: Fabio Camporeale
Cosa spinge un quattordicenne a scendere in campo con un fischietto in mano, sapendo che sarà l’unico a non avere una tifoseria a favore? La risposta non è in un regolamento, ma nelle storie di chi quel prato lo ha calpestato per decenni.
Lunedì 12 gennaio 2026 la Sezione di Treviso ha vissuto una serata speciale, un viaggio nel tempo guidato da tre “giganti”: Antonio De Santis, Leopoldo Sorrentino ed Ennio Costa, che hanno saputo trasmettere ai nuovi associati il senso profondo dell’essere arbitro.
La serata è stata anche l’occasione per la presentazione ufficiale dei nuovi arbitri che hanno superato l’esame a dicembre: volti giovani, pronti a scrivere le loro prime pagine di storia sotto lo sguardo attento di chi la storia l’ha già fatta.
Toni De Santis: Dai campi di periferia alla semifinale di Champions
Il racconto di Antonio “Toni” De Santis è un manifesto di resilienza. Iniziato tutto quasi per gioco nel 1969, a soli 16 anni, la sua è stata una scalata costante: dalla Juniores alla Serie C a soli 28 anni. In un’epoca in cui la giovinezza era quasi un limite per l’approdo ai massimi vertici, Toni ha rischiato di mollare a 32 anni.
“Non mollate mai” è stato il suo mantra. Grazie al supporto della Sezione e di Lino Cattarin, Toni ha reinventato la sua carriera diventando assistente. Il resto è leggenda: 11 anni in Serie A, 188 gare (ancora oggi nella Top 10 assoluta di presenze) e il brivido dell’Europa. Dagli occhi di Maradona alle stelle di una semifinale di Champions League come Ajax – Real Madrid, De Santis ha ricordato come il segreto sia sempre lo stesso: “Divertirsi e restare con i piedi per terra”. Un’umiltà che ha portato anche nel suo ruolo di Team Manager del Treviso Calcio, diventando il ponte perfetto tra il mondo arbitrale e quello dei calciatori.
Ennio Costa: La passione come bussola
Ennio ha invece portato la platea indietro negli anni in cui non esistevano poli di atletica o tutor dedicati. Ci si allenava da soli, con il regolamento nella sacca e la voglia di crescere nel cuore. Per Ennio, l’arbitraggio è stato un generatore di legami indissolubili in tutta Italia.
Il suo passaggio da arbitro a osservatore in Serie D ha svelato il lato “pedagogico” dell’Associazione. Sotto la sua lente sono passati talenti del calibro di Orsato e Abisso. Vedere oggi quei colleghi calcare i campi della Serie A è la prova che il lavoro silenzioso dell’osservatore è la linfa vitale del movimentoarbitrale.
Leopoldo Sorrentino: La visione di una Sezione moderna
Se la Sezione oggi è una famiglia coesa, molto lo si deve alla lungimiranza di Leopoldo Sorrentino. Presidente per 8 anni, Leopoldo è stato l’architetto di una struttura moderna e visionaria. Ha saputo formare dirigenti di spessore come Rino Castellino (attuale Presidente sezionale) e Federico Modesto(Componente CRA Veneto), puntando sempre sui giovani e sul lavoro di squadra.
Emozionante il passaggio dedicato a Athos Favaro, colonna portante dell’era Sorrentino. Un ricordo che ha toccato le corde più profonde dei presenti, ricordando che dietro ogni decisione tecnica ci sono uomini e donne che rendono speciale ogni momento vissuto tra le mura sezionali.
La serata si è chiusa con un’atmosfera carica di emozione. Ai giovani fischietti è stato consegnato un testimone importante ma affascinante. La lezione dei tre relatori è chiara: l’arbitraggio non è solo tecnica, è scuola di vita. È la capacità di rialzarsi dopo un errore, di gioire per il successo di un collega e di sentirsi parte di qualcosa di più grande.

